giovedì 16 marzo 2017

Agricoltura: una piccola riflessione

Viviamo in una società caotica e dissociata dalla natura, per via di uno stile di vita fondato sull'individuo...un'individuo la cui attenzione è incentrata sull'affermazione di sé, sul profitto economico e sul possesso materiale.
Proprio grazie a questa condizione, tramite l'osservazione di se stessi e del mondo che ci circonda, possiamo accorgerci di quanto sia disarmonico vivere in una società che ha perso il collegamento con la natura; in ogni aspetto della nostra vita siamo mancanti di consapevolezza...e tale mancanza è ben evidente anche in campo agricolo e alimentare.
L'attività dell'agricoltore è vista e immaginata come un lavoro massacrante ma...in realtà non lo è affatto se siamo aperti agli insegnamenti della natura stessa...ci dirà lei come procedere al meglio se sapremo osservare.
Non di meno porta all'autosufficienza alimentare ed economica...una cosa molto importante visto che, se l'attività principale delle persone fosse quella di rendersi autosufficienti, almeno per quanto riguarda il cibo, si risolverebbe il problema della disoccupazione, della cementificazione e dell'inquinamento che imperversa sulla terra...oltre a rendere automaticamente la società stessa, autosufficiente!
Ogni centimetro di territorio sarebbe vitale, reso fertile, coltivato e curato con passione e saggezza proprio perché è la base della vita su questa terra!
....invece ci ritroviamo nell'ignoranza, chiusi in delle scatole di acciaio e cemento....ogni giorno usciamo fuori in una città innaturale e inquinata, montiamo in un'altra scatola di metallo motorizzata che ci porta a chilometri di distanza dentro un'altra scatola di cemento dove "lavoriamo" per ottenere un pezzo di carta a cui viene attribuito un valore.....tutto ciò è semplicemente folle!
Purtroppo l'agricoltura non è più un'attività quotidiana e personale come lo era in antichità; è stata trasformata in un lavoro come tanti, a scopo di lucro e, incentrato sulla massimizzazione delle produzioni ortive, mirando ad un'aumento dei profitti;
Questo modo di praticare l'agricoltura, guidato dalle richieste del mercato pilotate dalle multinazionali, dai media, dall'industria petrolchimica e dalla scienza che spesso tenta di comprendere l'insieme della natura esaminandone dei frammenti staccati dal contesto, ha portato a tecniche agricole che impoveriscono e sfruttano i terreni, invece di aumentarne la vitalità e la fertilità.
Si è perso di vista il fatto che, la natura è il nostro riflesso; non le manca niente che noi, in modo distaccato, potremmo aggiungere o migliorare!
Solo quando si è parte della natura e la osserviamo come si osserva il nostro volto allo specchio e la ascoltiamo come si ascolta un maestro, come ascoltiamo noi stessi, solo in quel caso svolgiamo il nostro ruolo e possiamo dare il nostro significativo contributo alla Natura.
La domanda da farsi quindi, al momento del riconoscimento del fatto che quel che stiamo osservando "fuori", siamo noi stessi, è: qual è il mio rapporto con la natura? che tipo di rapporto ho con me stesso??
...e forse,  tutto sarebbe diverso.


giovedì 17 novembre 2016

Un pensiero per le Api...

Dobbiamo occuparci della nostra vita ogni giorno....non occuparcene solo quando va tutto a puttane!
Se noi tutti lavorassimo per il nostro bene (il nostro bene è il bene di tutti e tutto) invece che lavorare per "cause di forza maggiore" e per un profitto economico/monetario, non saremmo a questi punti....in questa situazione, in cui c'è bisogno di "curare" e rimediare a gli errori commessi fin'ora!
Mi riferisco alla situazione in cui versa l'apicoltura oggi giorno!
Se alleviamo le api e, lo facciamo principalmente come attività lavorativa e lucrativa, saremo allora concentrati sui prodotti dell'apicoltura e sul guadagno che ricaviamo da essi, per far fronte alle spese del nostro vivere!
Ma questo approccio fa si che l'animale che stiamo "sfruttando" (si...perchè di sfruttamento si parla!) si indebolisca...vittima di una gestione che non considera il benessere dell'ape come una necessità assoluta che va mantenuto nel tempo ma, più come una convenienza nel breve periodo, per ricavare una maggiore produzione.

Quindi, secondo il mio punto di vista, l'approccio consapevole all'apicoltura mira a convivere con un animale in una reciproca partecipazione al benessere comune!
...per dirla più semplicemente: interessarsi alle api e all'apicoltura per mantenere vitale e forte l'essere ape (che ha un ruolo così determinante sulla natura) in una situazione selvaggia o semi selvaggia, così da poter noi beneficiare dei sui prodotti e lei, l'essere Ape, beneficiare del nostro interesse e stupore gioioso, nel conoscere questa creatura!!!

Con affetto

La'awiyah

venerdì 30 settembre 2016

PrimOlio, il Blog: Come si estrae l'olio di semi? Un articolo ne spie...

PrimOlio, il Blog: Come si estrae l'olio di semi? Un articolo ne spiega le varie fasi.: Pubblichiamo un nuovo contributo di Silvia Lazzari (Bläuel Greek Organic Products), che spiega, in modo semplice e divulgativo, come si estrae l’olio dai semi.
Come si estrae l’olio dai semi esattamente? Da qualsiasi seme? La maggior parte di noi sa che è un procedimento che produce sostanze sospette e poco sane, ma dopo la lettura di alcuni materiali specializzati, probabilmente non toccherete mai più olio di semi! Tra l’altro, avendo olio d'oliva ovunque a portata di mano, chi ha bisogno dell’olio di semi? 
La maggior parte degli oli di semi sul mercato sono ottenuti attraverso processi chimici e/o ad alta temperatura. I semi non contengono acqua. L'estrazione dell’olio è possibile solo attraverso solventi o applicando una pressione molto alta, che produce alte temperature. Questo causa un "danno da calore”, ovvero la creazione di composti indesiderati che alterano l'olio. Per avere un olio commestibile, questi composti indesiderati prodotti dal trattamento termico ed altre impurità presenti nel seme devono essere rimossi. L'olio viene quindi ulteriormente trattato, decolorato, deodorato attraverso vari trattamenti chimici e fisici per raffinarlo.
Tutti i dettagli in questo articolo li ho estratti dal libro "Fats that Heal, Fats that Kill" (Grassi che Curano, Grassi che Uccidono), di Udo Erasmus, un’esposizione molto completa e tecnica dei vari procedimenti di estrazione delll'olio di semi e le conseguenze in termini di perdita di valore nutrizionale e formazione di sostanze tossiche.
"Un sacco di cose strane capitano ai semi super-nutrienti fatti dalla natura sulla loro strada per ottenerne l’olio insapore che compriamo in un negozio. Le modifiche apportate dalla lavorazione hanno un impatto sulla nostra saluteL’elaborazione trasforma semi fragranti e saporiti in oli inodori, insapori e incolori che non si distinguono l'uno dall'altro. Gli unici oli che non subiscono questo genere di trattamenti sono gli oli di oliva vergini."
Pulitura e cottura 
Dopo essere stati puliti meccanicamente, i semi destinati alla spremitura meccanica vengono cotti fino a due ore. Essi possono essere ridotti in poltiglia prima della cottura per rendere questo processo più facile. Una temperatura media di cottura è 120°C. La cottura rende l’estrazione dell’olio piú semplice distruggendo le cellule che contengono l'olio di semi, ma provoca anche crepe o rotture nei semi ed espone i loro oli all’aria, iniziando un processo di deterioramento (irrancidimento).
Estrazione per Pressione Meccanica (Expeller) 
I semi cotti sono pressati meccanicamente in un expeller.... La pressione generata nella testa di una pressa expeller raggiunge diverse tonnellate per centimetro quadrato.
Il calore e la pressione espellono l’olio dai semi. Nelle presse giganti, il processo dura pochi minuti, di solito a temperature intorno a 85° a 95° C. A queste temperature, gli oli reagiscono con l'ossigeno 100 volte più velocemente rispetto che alla temperatura ambiente. Un forte deterioramento (irrancidimento) può aver luogo negli oli durante la pressatura.
L’olio esttratto in questo modo può essere filtrato, quindi imbottigliato e venduto nei negozi di alimentazione naturale e gastronomie, come naturale e non raffinato. Nella maggior parte degli impianti di estrazione però l’olio non é protetto da luce ed aria e la temperatura di pressatura è abbastanza alta da danneggiare gli acidi grassi essenziali [i grassi “buoni”] dell’olio.
Estrazione con solventi 
Più efficiente, ma meno sano, questo metodo estrae l'olio dai semi utilizzando solventi come esano o eptano (benzina) a 55 a 65°C, mescolati all’impasto di semi finemente triturati. Questi solventi chimici possono essere utilizzati anche per aumentare la resa in olio.
Una volta che la miscela olio-solvente è stata separata dal seme, il solvente viene fatto evaporare ad una
temperatura di circa 150°C.
Tracce di solvente possono rimanere negli oli estratti in questo modo.
Gli oli grezzi risultanti dai processi di estrazione a pressione o tramite solventi passano attraverso ulteriori stadi di elaborazione - degommatura, raffinazione, decolorazione, deodorizzazione - per arrivare allo status di oli raffinati.
Degommatura 
La degommatura rimuove I fosfolipidi, tra cui la lecitina, alcune gomme naturali, composti di tipo proteico, e carboidrati complessi. La lecitina viene isolata e venduta separatamente come un supplemento (che quindin paghiamo due volte). La degommatura rimuove anche clorofilla, calcio, magnesio, ferro e rame dagli oli raffinati. La degommatura è effettuata a circa 60°C con acqua e acido fosforico.
Raffinazione 
Durante il processo di raffinazione, gli oli sono mescolati con una base estremamente corrosiva, idrossido di sodio (NaOH), soda caustica o con una miscela di NaOH e di carbonato di sodio. La miscela viene agitata, poi separata.
La raffinazione elimina gli acidi grassi liberi, ma anche fosfolipidi, sostanze proteiche, e minerali vengono rimossi durante la raffinazione. La temperatura di raffinazione è di circa 75°C.
Decolorazione 
Gli oli vengono trattati con filtri, 'terra di Fuller', e/o argilla allo scopo di rimuovere i pigmenti - Clorofilla e beta-carotene.
Nel processo, altre sostanze naturali e policiclici aromatici vengono rimossi. La decolorazione avviene a 110°C, per 15-30 minuti. Durante la decolorazione si formano, perossidi tossici e acidi grassi coniugati.
Deodorizzazione 
La deodorizzazione è distillazione a vapore sotto pressione e sotto vuoto. Rimuove gli oli aromatici, gli acidi grassi liberi, e le molecole che conferiscono odori pungenti e sapori sgradevoli che non erano presenti nell'olio naturale prima della trasformazione.
La deodorizzazione avviene ad una temperatura elevata e distruttiva - 240 o 270°C - da 30 a 60 minuti. Una volta che l’olio viene riscaldato a temperature superiori a 150°C, gli acidi grassi insaturi diventano mutageni, il che significa che possono danneggiare i nostri geni. Sopra i 160°C, iniziano a formarsi gli acidi grassi trans-saturi.
Sopra i 200°C, si formano acidi grassi trans-saturi in quantità considerevoli. A più di 220°C, il tasso di produzione di acidi grassi trans-saturi aumenta in modo esponenziale.
La deodorizzazione rimuove alcuni dei perossidi prodotti durante la raffinazione e la decolorazione. I Tocoferoli (Vitamina E), i fitosteroli e alcuni residui di pesticidi e tossine vengono eliminati. L'olio ora è (finalmente!) insapore, e non può essere distinto da oli ricavati da altri semi che sono stati trattati in modo simile.
Alle alte temperature necessarie per la deodorizzazione, si formano molti isomeri innaturali degli acidi grassi insaturi.
Queste molecole modificate non sono presenti negli oli che si trovano in natura. Il nostro corpo non è ben attrezzato per gestirli.
Oli derivanti da tali processi sono carenti di vitamine e minerali.
Al supermercato 
Per prolungarne la durata, agli oli raffinati venduti nei supermercati possono essere aggiunti antiossidanti sintetici.
Questi sostituiscono gli antiossidanti naturali beta-carotene, e vitamina E che sono stati eliminati dalle varie fasi della raffinazione. Dell’antischiuma è anche aggiunto, e l'olio viene imbottigliato e venduto.
Si può passare attraverso un altro passo chiamato “winterizzazione”, nel quale l’olio viene raffreddato e filtrato ancora una volta per impedire che si intorbidisca quando viene raffreddato in frigo.
Silvia Lazzari
BLÄUEL: Pyrgos-Lefktrou, 24024 Messinia, Grecia. T: +30 27210 77711 / F: +30 27210 77590

domenica 17 gennaio 2016

Fitoalimurgia: alimentarsi con le Piante Spontanee Commestibili

Con l'avvento dell'agricoltura moderna, potremmo anche dire "scientifica", alla quale si affianca l'industria petrolchimica e tecnologica, si va sempre più perdendo di vista l'importanza dell'armonia che la natura esprime in se stessa.
L'agricoltura viene spesso praticata a solo scopo di lucro e, quindi, in base alle richieste del mercato pilotate dagli interessi economici delle multinazionali; di conseguenza molte risorse alimentari non sono più utilizzate ne tanto meno conosciute...come ad esempio le tante piante spontanee, commestibili e medicinali, presenti sul territorio italiano.
L'agricoltore moderno, come il moderno consumatore, spesso non conosce più di quello che gli è stato insegnato e, considera erbacce tutte quelle piante che non conosce o che intralciano le sue operazioni agricole.
Per quanto oggi molti agricoltori si stanno orientando verso un'agricoltura biologica, a me sembra che si faccia fatica ad adottare un metodo di coltivazione che si basi sull'osservazione della natura!....forse perché siamo persone che non sono state educate ad osservare, a comprendere, ma educate all'apprendimento...cioè educate a imparare quel che viene insegnato...e poco altro!
Inoltre i professionisti, agronomi e company, ragionano in termini di azoto, minerali, tessitura, spese e guadagni, ricavi e vendita; della natura non si interessano minimamente, dato che ne sanno poco o niente.
Quindi chi esce da una scuola di agraria o chi apre un'azienda agricola, conosce solo in metodo agricolo "classico" e, a volte neanche tanto bene; di conseguenza non c'è una consapevolezza ne una conoscenza di quelle che sono le piante che ci circondano e che fanno parte del nostro territorio...magari conosci il ciclamino, le calle e i giaggioli, ma non sai distinguere una cicoria da una lattuga!
Abbiamo perso di vista il fatto che la natura è parte di noi e in un certo qual modo è qui per "servirci"; la natura ci da tutto quello di cui abbiamo bisogno, chiedendo in cambio solo la nostra attenzione e partecipazione! Invece noi agiamo contro la natura e sfruttiamo un terreno come fosse un mero substrato inerte, per ricavarne un prodotto da vendere....
Le Piante spontanee, sono solo una parte delle risorse alimentari e medicinali che la natura ci regala, senza che si debba muovere foglia; inoltre spesso le erbe spontanee hanno molteplici proprietà e consumarle non vuol dire solo nutrirsi, ma significa anche curarsi e rinforzare il nostro organismo, dato che tali piante hanno un potere eccezionale, sicuramente superiore a qualsiasi integratore o ricostituente di sintesi!
Un'alimentazione che integra nella dieta tutte quelle erbe spontanee commestibili che troviamo sul territorio, oltre che salutare è anche utile a ricostruire un collegamento più intimo fra uomo e natura...è culturalmente importante non solo per quel che riguarda la salvaguardia della flora mediterranea ma anche per quel che riguarda la conoscenza della natura da parte dell'individuo; interessarsi alle erbe spontanee è sicuramente il primo passo necessario a far tornare nelle nostre cucine, tutte quelle piante che sono andate in disuso col tempo, per via del distacco che c'è stato anni fa fra le persone e la terra!....la gente è stata ingannata, portata via dai campi e trapiantata in fabbrica!
Anche l'educazione ha fatto e continua fare la sua sporca parte, dato che a scuola quando si parla di nutrizione si parla spesso di calorie, di vitamine, proteine e minerali contenuti negli alimenti ma, non viene speso tempo a parlare delle piante che mangiamo...molte persone non saprebbero riconoscere le piante di uso comune che troviamo anche al supermercato, se la vedessero in un campo incolto o in un prato o bosco!
Penso che la conoscenza delle piante che ci circondano, in special modo quelle commestibili e medicamentose oltre a quelle tossiche e velenose, sia di fondamentale importanza; è un'argomento che andrebbe insegnato già dall'asilo, per quanto mi riguarda! Ma qui si va ad affrontare un discorso...o un problema se vogliamo, molto profondo...magari lo affronterò in un altro momento!

Adesso vediamo qui sotto le più comuni erbe spontanee commestibili, tipiche della macchia mediterranea. Ne ho inserite alcune e altre le inserirò appena potrò!
Per conoscere le proprietà medicinali delle erbe, iniziare a conoscerle ed accertarvi del corretto uso e delle eventuali controindicazioni potete consultare questi siti web:
 www.erbeerimedinaturali.com - www.actaplantarum.org - www.erbeofficinali.org
Ricordo ai lettori che le informazioni riportate in questo post non sono da considerarsi come consiglio ne tanto meno come indicazione medica e/o nutrizionale.
Fate le vostre ricerche, cercate informazioni e se ne avete la possibilità rivolgetevi a qualcuno che già conosce e raccoglie erbette, radicchio di campo eccetera ;) probabilmente vi insegnerà molto di più di una foto e alcune parole scritte su di un libro!
Prima di mangiare qualcosa, dobbiamo sempre controllare di aver riconosciuto esattamente la pianta, conoscere le sue proprietà e le eventuali contro-indicazioni generiche o specifiche che siano!!!
Molte sono le ricette che possono essere preparate con le erbe che vado a elencare.....io vi do solo un accenno di quel che è l'uso più comune e che conosco....stessa cosa per quel che riguarda l'uso erboristico e fitoterapico delle piante citate.

Tarassaco (Tarassacum officinale)
Le sue foglie amarognole sono depurative, ottime quando giovani, consumate crude in insalata; da raccogliersi preferibilmente nel periodo in cui non è presente il fiore.
I boccioli floreali ancora chiusi si possono mettere sotto sale come i capperi. 






Piantaggine Lanceolata (Plantago Lanceolata) - Piantaggine maggiore - Piantaggine minore

Si possono consumare le foglie tenere e giovani, crude in insalata,  magari assieme ad altre erbe, oppure possono essere cotte al vapore e utilizzate come si farebbe con degli spinaci ad esempio...
Si può raccogliere in primavera e fin quando non è fiorita. Le viene attribuito un potere curativo grandissimo ;)





















Acetosella (Oxalis acetosella)
Le foglie sono piacevolmente agre; da consumarsi in piccole quantità assieme ad altre erbe perché contiene acido ossalico, il quale in grandi quantità può risultare tossico; non consumare assieme ad Acetosa (rumex acetosa) e Farinello comune (Chenopodium album) dato che anch'esse contengono acido ossalico.









Crescione dei campi (Cardamine Hirsuta)
Ottimo crudo in insalata, si raccoglie in primavera, prima della fioritura. Comune in terreni fertili e umidi.


Borsa del pastore (Capsella bursa-pastoris)
Ottimo radicchio di campo con proprietà antiemorragiche; Da consumare crudo in insalata, ripassato in padella, o lessato. Ha un sapore simile al crescione. Si può trovare facilmente nei prati, nei campi incolti.
Va raccolto quando non è ancora fiorito.







Cicerbita- Grespino comune - Cardedda (Sonchus oleraceus)
La cicerbita è una pianta tanto infestante da crescere perfino sull'asfalto dei marciapiedi e dei bordi stradali; può capitare di trovarla anche su vecchi muri a mattoni o a pietra e sui muri a secco (solitamente in questi casi ha un colore più scuro, tendente al rosso, il che le da un aspetto rugginoso).
Nei prati e nei campi possiamo trovarla facilmente, sia in terreni poveri e asciutti che in zone più fertili e umide. Le foglie tenere di una pianta giovane sono squisite in insalata, ma le piante un po' cresciute e più coriacee e meglio mangiarle lesse, rifatte in padella con aglio olio e sale o addirittura in una zuppa, un minestrone di verdure e/o legumi. Si può consumare solo quando la pianta non è fiorita!


Portulaca - (Portulaca oleracea)
Della portulaca, detta anche porcellana, si possono utilizzare le foglioline!...crude in insalata, o possiamo farci una frittata, altri la usano assieme alle erbette di campo per preparare ripieni per ravioli, torte salate, oppure in zuppe di verdure! Contiene omega 3 e viene utilizzata da tempo immemore come rimedio naturale per curare diverse patologie. E' una pianta infestante dei campi coltivati, specie se compatti e soleggiati.



Farinello Comune (Chenopodium album)
Detto anche farinaccio, è un cugino dello spinacio; si riconosce facilmente per via della tipica polvere cerosa di colore bianco argenteo o bianco sporco tendente al giallo, che ricopre le foglioline più giovani. Anche la forma particolare delle foglie facilita il riconoscimento di questa pianta che può diventare veramente grande... alta fino a 2 metri e con diametro di 1 metro! In ogni caso è bene raccogliere solo le foglie giovani, chiare e tenere e solo dalle piante che, per quanto grandi, non sono ancora in fiore; si consumano lesse, condite con sale, olio e spezie a pacere...aglio, pepe, peperoncino....io le trovo veramente buone anche da usare come ripieno di ravioli e torte salate! Contiene acido ossalico quindi non va combinato con piante come l'acetosa (rumex acetosa) e l'acetosella (Oxalis acetosella) dato che anch'esse contengono acido ossalico e, non va consumato in quantità eccessiva!


domenica 3 maggio 2015

OOPART: "Out Of Place Artifacts" - Oggetti fuori posto

Tra le tante informazioni reperibili in rete mi è capitato diverse volte di leggere e cercare info riguardanti i così detti "oggetti fuori posto" (e, aggiungerei, "fuori dal tempo") che sono stati ritrovati in tutto il mondo, nei luoghi più disparati.
Successivamente, leggendo il libro "VYMAANIKA SHAASTRA L'antico libro delle navi volanti"  da "XPublishing srl"  di Corrado Malanga e Stefano Salvatici, mi sono imbattuto in un primo capitolo in cui vengono elencati diversi "oopart" ritrovati in tutto il mondo; reperti ambigui oserei dire...confermerebbero l'esistenza di civiltà avanzate tecnologicamente, precedenti alla nostra civiltà, oltre che mettere in dubbio quel che oggi "sappiamo" sull'Evoluzione Umana!
Cito uno stralcio del libro come introduzione rimanendo sul discorso degli oopart e senza entrare in merito all'argomento principale del libro sopra citato, che propone la traduzione di un manuale d'uso per antiche macchine volanti, il quale è stato scritto i primi del 1900, sotto dettatura di Maharishi Bharadwaaja, dove descrive e spiega il funzionamento di tecnologie impensabili anche ai giorni nostri:
"La Scienza contemporanea e, in particolare, la Storia fondano il principio - inviolabile e fondamentale - che nega a priori ogni possibilità o tesi avallante civiltà precedenti alla nostra, capaci di possedere tecnologie dimenticate e perdute nel tempo.
Se gli scienziati e gli storici si trovano di fronte ad un enigma del genere, preferiscono tacere anziché procedere con gli studi. Non solo qui viene violato il principio della lettura su un trattato (in questo caso, sulle macchine volanti indiane che tratteremo nel libro), ma verrà violato anche quando si tratterà delle piramidi a gradoni messicane, datate dagli storici al di sotto dei quattromila anni.
Di contro, è giusto rimarcare che una di queste piramidi risulta in parte sommersa da una colata lavica di un vulcano oggi spento, che ha eruttato l'ultima volta circa dodicimila anni fa...Come fa dunque una piramide ad essere stata costruita sotto una colata lavica che si è formata ben ottomila anni prima?
In Egitto la Sfinge e la piramide di Giza non sono correlate da nessun evento storico noto, ma quello che il Carbonio 14 rivela è che la piramide di Giza sia datata almeno dodicimila anni (la Sfinge invece è ancora più antica).
Osservando più da vicino la nostra civiltà italica, scopriamo invece ciò che la civiltà pre-nuragica sarda ha da raccontarci. In Sardegna sono ben visibili vestigia, accreditate ai Celti in guisa di cerchi di pietre (dolmen e menhir), che sarebbero stati edificati da questa civiltà indoeuropea durante una migrazione fino all'isola, una volta collegata attraverso la Corsica e l'isola d'Elba alla terra ferma. E' giusto rimarcare però che la Sardegna fosse già divenuta isola, da più di cento milioni di anni."

Adesso....leggendo l'elenco sommario di "oopart" messi in evidenza dagli autori, mi si sono drizzati i peli sulle braccia...letteralmente!
Ve ne presento solo qualcuno, brevemente, perché l'elenco di oggetti citati nel libro VYMAANIKA SHAASTRA è sommario ma comunque bello lungo....e per ogni oggetto ci sarebbe da parlare un secolo!
Io però, non sono qui a fare un trattato tecnico ma a farvi partecipi della mia curiosità...che in questo caso mi ha portato ad interessarmi degli "oggetti fuori posto".

Le Statuette di Acambaro ritrovate in Messico da Waldemar Julsrud nel 1945, raffigurano dinosauri, uomini, animali, strani oggetti e altro ancora, con una varietà di figure impressionante! Le statuette ritrovate in quasi un decennio di scavi sono più di 33.000; da analisi scientifiche sono state datate (asseconda del campione analizzato) tra i 1500 e i 6000 anni fa!
Cercando sul web ho trovato un'articolo che ne fa una bella panoramica http://www.cieliparalleli.com/Costume/messico-le-misteriose-figurine-dacambaro/Tutte-le-pagine.html.
Eccovi un'immagine per intendersi...
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Il Mortaio con Pestello ritrovato nella Table Mountain (California nella contea di Toulumne), in uno strato di roccia del "Terziario" e datato tra i 33 e 55 milioni di anni fa!!!
Nel 1877 Mr. J.H. Neale era sovrintendente del Montezuma Tunnel; nello strato roccioso alla base di una colata di lava...Ad una distanza compresa tra 1400 e 1500 metri dalla bocca del tunnel, il signor Neale vide diverse punte di lancia di una roccia scura e quasi un piede di lunghezza. Esplorando trovò anche un piccolo mortaio di tre o quattro pollici di diametro di forma irregolare. Ha poi trovato anche un grande pestello e un mortaio di forma regolare. Tutti questi reperti sono stati trovati lo stesso pomeriggio, ed erano tutti a pochi metri l'uno dall'altro. Mr. Neale dichiara che è assolutamente impossibile che questi resti possono aver raggiunto la posizione in cui sono stati trovati, salvo al tempo in cui lo strato roccioso si è depositato, e prima che il tappo di lava si fosse formato....circa 30 milioni di anni fa.

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"Nano tecnologie" rinvenute in riva a fiumi della Russia.
Migliaia di questi inspiegabili artefatti sono stati rinvenuti in vari luoghi vicino a tre fiumi: Narada, Kozhim e Balbanyo; oltre a due più piccoli corsi d’acqua chiamati Vtvisty e Lapkhevozh, per lo più depositati fra 3 e
12 metri.
Gli oggetti, a forma di spirale, sono composti da vari metalli, la maggior parte dei più grandi sono di rame, mentre i più piccoli e i piccolissimi oggetti, sono di rari metalli come il tungsteno e il molibdeno.
Il tungsteno ha un peso atomico alto e anche molto denso con un punto di fusione di 3410° C; Viene impiegato principalmente per temperare acciai speciali e in forma pura per i filamenti delle lampadine.
Anche il molibdeno ha un’alta densità e un rispettabile punto di fusione di 2650° C; Questo metallo è usato spesso per la tempra di acciai e per dare loro proprietà anti-corrosive, con applicazioni per alcune parti di armi altamente poste sotto sforzo e per veicoli corazzati. Tali oggetti sono stati investigati dall’Accademia delle Scienze Russa di Syktyvka (capitale del Komi), di Mosca, di San Pietroburgo e altri istituti scientifici ad Helsinki, in Finlandia.
Misurazioni esatte di questi oggetti, spesso microscopici, hanno dimostrato che sono stati realizzati con dei rapporti ben precisi, tipici della sezione aurea usata ad esempio nell'antica architettura e pittura...come le opere di Leonardo da Vinci ad esempio.
Dal tempo antico questa frazione è stata la regola "ferrea" in architettura e geometria.
La sua utilità sta nel fatto che se una certa lunghezza è divisa in due usando questo rapporto, il rapporto fra l'originale lunghezza e il pezzo più grande è lo stesso di quella che intercorre fra il più grande pezzo e il più piccolo. Appare da molte sottigliezze che simili oggetti sono ovviamente il prodotto di una inspiegabile e avanzata tecnologia. Rimarchevoli le loro somiglianze con elementi usati in congegni miniaturizzati nella nostra recentissima tecnologia, chiamati "nano macchine". Tale tecnologia è da noi ancora nella sua infanzia, ma alcuni ingegneri stanno pensando ad applicazioni che sembrano essere fantascienza.
Gli scienziati immaginano di poter costruire microsonde impiegabili in medicina, per eseguire operazioni a l’interno di vasi sanguigni, non possibili con le odierne tecniche chirurgiche.
Tutti i test condotti per datare gli oggetti ritrovati danno una età variabile fra i 20.000 e i 318.000 anni, dipende dalla profondità e dalla situazione dei siti.
Ma anche si trattasse solo di 2.000 o di 20.000 anni, siamo di fronte a l’inevitabile domanda: chi, fra tutti i popoli del mondo era a quel tempo capace di creare qualche oggetto di micro filigrana finissima, qualcosa che la nostra tecnologia solo adesso è in grado di acquisire? 
Qui un sito web Russo che affronta l'argomento! (il link porta ad una pagina tradotta con google traduttore).
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I dischi di Bayan-Kara-Ula sono 716 reperti di granito, con un'alta concentrazione di litio, cobalto e di altre sostanze metalliche, sulla cui superficie si trovano incisi una serie di simboli. I dischi furono scoperti nel 1938 da una spedizione di archeologi cinesi sulle montagne di Bayan-Kara-Ula, tra la Cina e il Tibet in una caverna contenente anche una quantità di piccoli scheletri. Le tombe furono trovate in un'intricata rete di gallerie interconnesse, ordinatamente allineate, e appartenevano ad una razza che appariva alquanto particolare: esseri umani di dimensioni molto minute, eccetto i teschi, sproporzionatamente grandi. All'inizio, gli scienziati credettero che le grotte fossero tane di scimmie ma il loro dirigente, il professore di archeologia Chi Pu Thei, sottolineò di non aver mai sentito parlare di scimmie che inumano i loro morti. Durante il disseppellimento dei corpi, un archeologo recuperò un disco di pietra dal fondo di una fossa. Gli studiosi si raccolsero attorno all'artefatto, rigirandolo in ogni direzione, cercando di interpretarne il significato. Un foro circolare nel mezzo e una spirale incisa verso l'interno o l'esterno erano le uniche apparenti caratteristiche. Un'ispezione più accurata mostrò che le scanalature, in realtà, erano una linea di piccole incisioni, o segni. Ogni disco poteva, quindi, essere un "libro litico" ma, all'epoca della loro scoperta, nessuno possedeva un dizionario capace di interpretarlo. Tutti i 716 dischi vennero raccolti assieme ad altri reperti ritrovati nell'area e portati a Pechino. All'inizio non si vide ragione di considerarli speciali, erano solo bizzarri. ...continua su http://murdokowsky.altervista.org/i-dischi-di-dropa.html
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Blocco di pietra squadrato, denominato "Il Monolito" rinvenuto a Baalbek, in Libano, dal peso di 1050 tonnellate!

..è talmente grande e pesante che, il solo pensare di spostarlo senza macchinari moderni è una vera assurdità!!!
Senza parlare di come si possa tagliare un blocco di pietra, servendosi di strumenti realizzati con metalli morbidi come il rame e il ferro!?....e oltretutto, effettuando i tagli a mano!? Ciò risulterebbe IMPOSSIBILE per chiunque...
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L'obelisco incompiuto di Assuan rinvenuto in Egitto, abbandonato in una cava, è un'altro oggetto anomalo!
Lungo più di 40 metri e dal peso approssimativo di 1150 tonnellate!!!

venerdì 1 maggio 2015

Conoscenza di Sé - La prima ed ultima libertà - Jiddù Krishnamurti

Tanto colossali, tanto profondamente complessi sono i problemi del mondo, che per intenderli e risolverli li si deve affrontare in modo estremamente semplice e diretto; e la semplicità, l'approccio diretto, non dipendono da circostanze esteriori, ne da i nostri pregiudizi e abitudini.
Come ho già rilevato, la soluzione non può trovarsi mediante conferenze o programmi, oppure sostituendo nuovi capi agli antichi, e così via. La soluzione sta, ovviamente, in chi ha creato il problema, in chi ha creato il male, l'odio e l'enorme fraintendimento che esiste fra gli esseri umani. Il creatore di questo male, il creatore di questi problemi è l'individuo, voi e io, e non il mondo quale noi lo pensiamo. Il mondo è la nostra relazione con gli altri. Il mondo non è qualcosa di distinto da voi o da me; il mondo, la società, è la relazione che stabiliamo, o cerchiamo di stabilire, l'uno con l'altro. Così il problema siamo voi ed io, e non il mondo, poiché il mondo è proiezione di noi stessi e per intenderlo dovremmo intendere noi stessi. Il mondo non è distinto da noi; noi siamo il mondo e i nostri problemi sono i problemi del mondo. Non lo si potrà mai ripetere abbastanza; perché abbiamo una mentalità tanto pigra, che pensiamo che i problemi del mondo non siano affar nostro, che li debbano risolvere le Nazioni unite, o la situazione di nuovi capi agli antichi. Pensarla a questo modo rivela una mentalità molto sciocca, perché siamo responsabili noi stessi di questa spaventosa miseria e confusione del mondo, di questa guerra che incombe eternamente.
Per trasformare il mondo, dovremmo cominciare da noi stessi; e quel che importa nel cominciare da se stessi, è l'intenzione. L'intenzione deve consistere nel comprendere noi stessi e non nel lasciare a gli altri il compito di trasformare noi stessi; o di provocare un mutamento modificante mediante una rivoluzione, sia di destra che sinistra. E' importante intendere che questa è una responsabilità nostra, vostra e mia; perché, per quanto piccolo possa essere il mondo in cui viviamo, se possiamo trasformare noi stessi, promuovere un punto di vista radicalmente diverso nella nostra esistenza quotidiana, alla potremmo forse influenzare il mondo su larga scala, la relazione con gli altri nel suo ambito più dilatato. Come ho detto, stiamo qui investigando e scoprendo il processo dell'intendere noi stessi, che non è un processo isolato. Non è fuga dal mondo, poiché isolati non si può vivere. Essere significa essere in relazione, e la vita in isolamento, semplicemente, non esiste. E' la mancanza di giusta relazione che comporta conflitti, miseria e lotta; per quanto piccolo possa essere il nostro mondo, se ci è dato di trasformare la nostra relazione in quel ristretto mondo, sarà come un'onda che si propaghi verso l'esterno, ininterrottamente. Penso sia importante considerare questo punto: che il mondo è la nostra relazione, per quanto sia piccolo; e se ci è dato provocare qui una trasformazione, non una trasformazione superficiale, bensì radicale, allora cominceremo a trasformare attivamente il mondo.
Una rivoluzione reale non ha luogo secondo un qualche schema particolare, sia di destra che di sinistra; ma è una rivoluzione di valori, una rivoluzione che scaturisce da valori sensati e investe quelli che sensati non sono, o che sono creati da influenze ambientali. Per ritrovare questi valori veri, che determineranno una rivoluzione, una trasformazione o rigenerazione radicale, è essenziale comprendere se stessi. La conoscenza di se è l'inizio della saggezza, dunque è l'inizio della trasformazione o rigenerazione. Per intendere se stessi occorre l'intenzione di intendere: è a questo punto che comincia la nostra difficoltà. Sebbene la maggior parte di noi sia scontenta, desideriamo provocare un cambiamento subitaneo, il nostro scontento viene canalizzato semplicemente per ottenere un certo risultato; essendo scontenti o cerchiamo un'attività differente, o meramente soccombiamo all'ambiente. Lo scontento, anziché dar fuoco alle polveri, anziché spingerci a mettere in questione la vita, il processo intero dell'esistenza , viene canalizzato , e in questo modo diventiamo mediocri, e perdiamo quell'impulso, quell'intensità che incita a ricercare il significato globale dell'esistenza.
Perciò è importante scoprire queste cose da sé, poiché la conoscenza di sé non potrà venirci donata da qualcun altro, ne la si troverà in alcun libro. Dobbiamo scoprirla; e per scoprirla occorre intenzionalità, e ricerca, e indagine. Finché quell'intenzione di scoprire, di investigare profondamente sarà debole o non esisterà, la mera asserzione, o il casuale capriccio di scoprire qualche cosa su se stessi avrà ben poco significato. Così la trasformazione del mondo viene determinata dalla trasformazione di noi stessi, poiché il se è il prodotto, ed è parte del processo totale dell'esistenza umana. Per trasformare se stessi è essenziale la conoscenza di se, senza sapere che cosa siete, non vi è base per un retto pensiero, e senza conoscere voi stessi non potrà darsi alcuna trasformazione. Bisogna conoscersi per come si è, e non come si desidera essere, che è puramente un ideale e per tanto cosa fittizia, irreale; solo ciò che è può venir trasformato, e non ciò che desiderereste fosse. Conoscere se stessi come si è, esige una straordinaria vigilanza della mente, poiché, ciò che è, subisce trasformazioni ininterrotte, muta senza tregua, e per seguirlo rapidamente, la mente non deve attenersi ad alcun dogma o fede particolare, ad alcuno schema di azione particolare. Se seguirete qualche cosa, essere vincolati non servirà a nulla. Per conoscere se stessi, occorre la consapevolezza, la vigilanza della mente in cui vi sia libertà da tutte le fedi, da qualsiasi idealizzazione; poiché fedi ed ideali non faranno che darvi un certo calore, pervertendo la percezione autentica.
Se intendete conoscere che cosa siete non potrete ne immaginare, ne aver fede in qualcosa che non siete. Se sono avido, invidioso, violento, servirà a ben poco avere un'ideale di non violenza, di generosità. Ma sapere che si è avidi o violenti, saperlo e comprenderlo, richiede una percezione specialissima, non è così? Esige onestà, chiarezza di pensiero; mentre perseguire un'ideale che ci trascini lontano da ciò che è, è una fuga; ci impedisce di scoprire, di agire direttamente in base a quello che siamo. L'intendimento di ciò che siamo, qualsiasi cosa siamo - brutti o belli, malvagi o maliziosi - l'intendimento di ciò che siamo, senza distorsioni, è l'inizio della virtù. La virtù è essenziale, perché dà la libertà. Soltanto nella virtù potrete scoprire che si può vivere: non nella coltivazione di una virtù, il che non comporta altro che rispettabilità, non intendimento, né libertà. Vi è differenza tra l'essere virtuoso e diventarlo. Essere virtuoso nasce dall'intendimento di ciò che è, mentre diventarlo è differire, è nascondere ciò che è mediante quanto ci piacerebbe essere. Perciò, nel divenire virtuosi, si evita l'azione che parte direttamente da ciò che è. Questo processo di intendere ciò che è, mediante la coltivazione di un ideale, viene considerato virtuoso; ma se lo esaminate da vicino, direttamente, vedrete che non lo è affatto. E' puramente un differimento del momento di trovarsi faccia a faccia con ciò che è. La virtù non è il verificarsi di ciò che non è; la virtù è l'intendimento di ciò che è...e per tanto la libertà rispetto a ciò che è.
La virtù è essenziale in una società che va disintegrandosi rapidamente. Per creare un mondo nuovo, una struttura nuova diversa dall'antica, occorre la libertà di scoprirla; e per essere liberi, occorre la virtù, poiché senza una virtù non vi è libertà. L'uomo immorale che si sforzi di diventare virtuoso potrà mai conoscere la virtù? Chi non è morale non potrà mai essere libero, e perciò mai potrà trovare che cosa sia la realtà. La realtà si troverà soltanto comprendendo ciò che è; e per intendere ciò che è, occorre libertà, libertà dal timore di ciò che è.
Per intendere questo processo occorre l'intenzione di conoscere ciò che è, di seguire ogni pensiero, sentimento ed azione; e comprendere "ciò che è", è estremamente difficile, perché ciò che è non è mai fermo, mai statico, è in movimento continuo. Ciò che è, è ciò che voi siete, non ciò che vi piacerebbe essere; non è l'ideale, perché l'ideale è fallace, ma è concretamente quel che fate, pensate e sentite, di momento in momento. Ciò che è, è il concreto, e comprendere il concreto esige vigilanza, esige una mente estremamente agile e svelta. Ma se cominciamo a condannare ciò che è, se cominciamo a biasimarlo e a resistervi, allora non ne intenderemo il movimento.
Se desidero comprendere qualcuno, non lo condannerò: dovrò osservarlo, studiarlo. Devo appunto amare la cosa che sto investigando. Se intendete comprendere un bambino, dovrete amarlo e non condannarlo. Dovrete giocare con lui, osservarne i movimenti, le idiosincrasie, i modi di comportamento; ma se, semplicemente, lo condannerete, lo contrarierete e lo biasimerete, non riuscirete a comprendere affatto il bimbo. Similmente, per comprendere ciò che è, si deve osservare che cosa si pensa, si sente e si fa, di momento in momento. E' questa la concretezza; Qualsiasi altro agire, qualsiasi azione ideale o ideologica, non è concretezza; è puramente un desiderio, una brama fittizia di essere qualche cosa di diverso da ciò che è.
Intendere ciò che è esige uno stato mentale in cui non si abbia né identificazione né condanna, il che significa che la mente dev'essere vigile, eppure passiva. Ci troviamo in tale stato quando realmente desideriamo comprendere qualche cosa; quando vi è intensità di interesse, si ha quello stato mentale. Quando si è interessati a comprendere quel che è, la situazione concreta della mente, non si ha bisogno di ricorrete alla forza, alla disciplina, al controllo; al contrario, vi è vigilanza passiva, attenzione. Questo stato di consapevolezza si verifica quando esiste l'interesse e l'intenzione di capire.
L'intendimento fondamentale del sé non ha luogo mediante la conoscenza o l'accumulazione di esperienze: che altro non è se non la coltivazione della memoria. L'intendimento del sé avviene di momento in momento; se accumuliamo puramente conoscenza circa il sé, quella conoscenza stessa impedisce un intendimento più profondo, perché la conoscenza e l'esperienza accumulata divengono il centro mediante il quale si mette a fuoco e viene in essere il pensiero. Il mondo non è diverso da noi e dalle nostre attività, perché è quel che noi siamo che crea i problemi del mondo; la difficoltà, per la maggior parte di noi, è che non ci conosciamo direttamente, ma cerchiamo un sistema, un mezzo operativo mediante il quale risolvere i tanti problemi umani.
Ora, esiste un mezzo, un sistema, per conoscere se stessi? Qualsiasi persona intelligente, qualsiasi filosofo può inventare un metodo, un sistema; ma senza dubbio seguire un sistema produrrà semplicemente un risultato determinato da quel sistema, non è così? seguo un metodo particolare per conoscere me stesso, allora otterrò il risultato che quel sistema necessariamente comporta; ma il risultato, ovviamente, non sarà l'intendimento di me stesso. Vale a dire, seguendo un metodo, un sistema, un mezzo attraverso il quale conoscere me stesso, io configuro il mio pensiero e le mie attività secondo un certo schema; ma seguire uno schema non è intendere se stessi.
Perciò non esiste un metodo per la conoscenza di sé. Cercare un metodo implica invariabilmente il desiderio di ottenere un qualche risultato: ed è ciò che tutti desideriamo. Seguiamo un'autorità - se non quella di una persona, l'autorità di un'ideologia - perché desideriamo un risultato che sia soddisfacente, che ci dia sicurezza. In realtà, non intendiamo comprendere noi stessi, i nostri impulsi e reazioni, tutto il processo del nostro pensiero, sia conscio che inconscio; preferiamo seguire un sistema che ci garantisca un risultato. Ma seguire un sistema è invariabilmente il frutto del nostro desiderio di sicurezza, di certezza e ovviamente, il risultato non è l'intendimento di se stessi. Quando seguiamo un metodo, ci sono necessarie autorità - l'insegnante, il guru, il maestro, il saggio - che ci garantiranno quel che desideriamo; e senza dubbio non è questa la via della conoscenza di sé.
L'autorità impedisce l'intendimento di sé: non è forse così? Può darsi che, sotto l'egida di un'autorità, di una guida, avvertiate temporaneamente un senso di sicurezza, di benessere: ma non si tratterà dell'intendimento del processo totale del sé. L'autorità, per sua stessa natura, vieta la piena consapevolezza del sé e per tanto in ultima analisi distrugge la libertà; e nella libertà soltanto può esservi creatività. Creatività può esservi unicamente attraverso la conoscenza di sé.
Moltissimi tra noi non sono creativi; siamo macchine iterative, pure registrazioni fonografiche che suonano e ripetono senza interruzione certe canzoni dell'esperienza, certe conclusioni e certi ricordi, siano nostri, siano di qualcun altro. Una tale ripetizione non è essere creativi: ma è quanto desideriamo. Poiché desideriamo sentirci interiormente sicuri, siamo costantemente in ricerca di metodi e di mezzi atti a darci questa sicurezza e con ciò, creiamo l'autorità, il culto di qualcun altro, che distrugge la comprensione, quella tranquillità spontanea della mente nella quale soltanto, può sussistere una condizione di creatività.
Senza dubbio la nostra difficoltà è che la maggior parte di noi ha perduto questo senso della creatività. Essere creativi non significa che si debbano dipingere quadri o scrivere poesie ed acquistare fama. Questa non è creatività: è puramente la capacità di esprimere un'idea che il pubblico applaude e non cura.
Non si deve confondere abilità e creatività . L'abilità non è creativa. La creatività è uno stato del tutto diverso, non è vero? E' una condizione nella quale il sé è assente, nella quale la mente non è più il fuoco ottico delle nostre esperienze, delle nostre ambizioni, dei nostri fini e desideri. La creatività non è uno stato stabile, è nuova di momento in momento, è un movimento nel quale il "me", il "mio", non esistono, nel quale il pensiero no si focalizza su un'esperienza particolare, sull'ambizione, sul conseguimento, sulla finalità e sulla motivazione. Soltanto quando il sé non esiste si ha creatività: quello stato ove soltanto può esservi realtà, lo stato che crea tutte le cose. Ma è uno stato che non si può né concepire né immaginare, che non si può né formulare, né imitare, che non si può conseguire mediante nessun sistema, nessuna filosofia e disciplina; al contrario: esso nasce soltanto attraverso l'intendimento totale del sé.
L'intendimento del sé non è un risultato, un culmine: è vedersi di momento in momento nello specchio della relazione; della relazione che una persona ha con proprietà, le cose, la gente, e le idee. Ma troviamo difficile essere vigili, esser consapevoli e, preferiamo intorpidire la mente seguendo un metodo, accettando un'autorità, superstizioni e teorie che ci remunerino: così le nostre menti si fanno esauste, tediate, insensibili. Una mente cosiffatta non può trovarsi in una condizione di creatività. Quella condizione avviene soltanto quando il sé, cioè il processo di riconoscimento ed accumulazione, cessa di esistere; poiché, dopo tutto, la consapevolezza nei riguardi del "me" è il centro del riconoscere e, riconoscere non è altro che il processo dell'accumulazione dell'esperienza.
Ma tutti temiamo di non esser nulla, poiché tutti vogliamo essere qualcosa. Chi è meschino vuol essere un grand'uomo, chi è privo di virtù vuol essere virtuoso, chi è debole e oscuro brama potere, posizione di autorità. E' questa l'attività incessante della mente. Una mente cosiffatta non può trovarsi in quiete e mai perciò potrà intendere lo stato di creatività.
Per trasformare il mondo intorno a noi, con la sua miseria, le sue guerre, la disoccupazione, la fame, le divisioni di classe e la confusione profonda, occorre una trasformazione dentro di noi, La rivoluzione deve cominciare da noi stessi: ma non seguendo una qualsiasi fede o ideologia, poiché la rivoluzione fondata su un'idea, o conforme ad uno schema particolare, ovviamente non è affatto una rivoluzione. Per determinare in se stessi una rivoluzione fondamentale, è necessario intendere l'intero processo del nostro pensiero e del proprio sentimento nella relazione. E' questa l'unica soluzione di tutti i nostri problemi: Non avere altre discipline, altre fedi, altre ideologie ed altri maestri. Se potremo intendere noi stessi quali siamo di momento in momento, rinunciando al processo di accumulazione, vedremo affacciarsi una tranquillità che non sarà il prodotto della mente, una tranquillità che non sarà immaginata, né coltivata; e soltanto in quella condizione di tranquillità potrà esservi creatività.

Testo tratto dal libro " La prima ed ultima libertà"

Copywrite
1954 Krishnamurti Writings, inc., Ojai , U.S.A.
1969 Casa Editrice Astrolabio - Ubaldini Editore, Roma

martedì 3 febbraio 2015

Effetti collaterali dei Vaccini

Non vaccinate i vostri figli. Raccolta di 200 studi scientifici.


Vaccini, leucemia e linfomi
  • Bichel, “Linfoadenite post-vaccinale che progredisce in un caso di Hodgkin”, Acta Med Scand, 1976, Vol 199, p523-525
  • Stewart AM, “Eziologia della leucemia infantile”, The Lancet, 16 ott. 1965, 2:789-790
  • Glathe H, “Evidenza di attività cancerogena del substrato vaccinale”, Development Biol Std, 1977, 34:145-148
  • Bolognesi DP, “Potenziale virus della leucemia da vaccini”, Canad. Research, feb. 1976, 36(2): 655-656
  • Colon VF, “Necrosi vaccinale quale chiave di linfoma linfatico”, Geriatrics, dic. 1968, 23:81-82
  • Park-Dincsoy H, “Scomparsa dei linfociti in un caso di cancrena vaccinale”, Laval Med, gen. 1968, 39:24-26
  • Hugoson G, “Comparsa di leucosi bovina a seguito di vaccinazione Babesiosis”, Bibl Haemat, 1968, 30:157-161
  • Hartstock, “Linfoadenite post-vaccinale: iperplasia del tessuto linfoide che simula i linfomi maligni”, Cancer, aprile 1968, 21(4):632-649
  • Allerberger F, “Un’epidemia di linfoadenite suppurativa connessa con vaccinazioni BCG in Austria, 1990/1991″, Am Rev Respir Disorder, agosto 1991, 144(2) 469
  • “Tumori maligni come complicazione ritardata di vaccinazioni”, Arch Derm, Vol 98, 1968
Vaccini e alterazioni cromosomiche
  • Knuutila S, “Maggiore incidenza di alterazioni cromosomiche e di Sister Cromatid Exchange (SCE) in linfociti in vivo di 12 pazienti vaccinati contro la varicella”, Hum Genet, 23 feb. 1978; 41(1):89-96
  • Cherkeziia SE, “Disfunzioni dell’apparato dei cromosomi della murena indotti per vaccinazione con un complesso di vaccini antivirali”, Vopr Virusol, sett. 1979, (5):547-550
Vaccini ed autoimmunità
  • “Autoimmunità indotta da vaccino”, Journal of Autoimmunity 1996 Vol 9
  • Romanov VA, “Ruolo dei processi autoimmuni nella patogenesi delle lesioni post-vaccinali del sistema nervoso”, Zh Mikrobiol Epidemiol Immunobiol, ott. 1977, 10:80-83
  • Grachev VP, “Formazione di auto-anticorpi in animali da laboratorio dopo iniezione con virus di diversa virulenza”, Acta Virol (Praha), luglio 1973, 17:319-326
  • Vautier G, Carty JE, “Artrite reumatoide acuta poitiva all’analisi del siero a seguito di antiepatite B”, Br. J. Rheumatol., 1994; 33:991
  • Movsesiants AA, “Studi sperimentali sull’abilità di diversi ceppi di virus vaccinali nell’indurre la formazione di autoanticorpi”, Vopr Virusol, maggio-giugno 1975; (3):297-302
  • Hassan W, Oldman R, “Sindrome di Reiter e artrite reattiva nella salute di assistenti sociali dopo le vaccinazioni”, Br. Medical J., 1994, 309: 94
  • Negina IP, “Formazione di auto-anticorpi a seguito della vaccinazione con diversi tipi di vaccini tifoidi”, Zh Mikrobiol Epidemiol Immunobiol, maggio 1980; (5):69-72
Vaccini e diabete
  • Polster H, “Diabete insipidus dopo la vaccinazione per la varicella”, Z Aerztl Fortbild (Jena), 1 aprile 1966, 60:429-432
  • Sinaniotis, “Diabete mellitus a seguito della vaccinazione antiparotite”, Arc Dis Child, 1975, 50:749.66
  • Patan, “Grave diabete mellitus post-vaccinale”, Ter Arkh, luglio 1968, 40:117-118
  • Classen JB, “La modalità temporale della vaccinazione ha un effetto sullo sviluppo del diabete in roditori”, Autoimmunity, 1996, 24:137-145
  • Classen JB, “Epidemia di diabete e vaccinazioni anti-epatite B”, N Z Med J, 109(1030):366, 27 sett. 1996
  • Classen JB, “Vaccinazione infantile e diabete mellitus”, N Z Med J, 109(1022):195, 24 maggio 1996
  • Poutasi K, “Vaccinazioni e diabete”, N Z Med J., 26 luglio 1996;109(1026):283
  • Dokheel TM, “Una epidemia di diabete infantile negli Stati Uniti? I dati raccolti”, Diabetes Care, 1993, 16:1606-1611
  • Parent ME, “Vaccinazioni con Bacille Calmette-Guerin ed incidenza di diabete mellitus a Montreal, Canada”, Diabetes Care, maggio 1997; 20(5):767-772
  • House DV, Winter WE, “Diabete autoimmune. Ruolo dei markers di auto-antigeni nella predizione e prevenzione del diabete mellitus,” Clin Lab Med, sett. 1997, 17(3):499-545
  • Zeigler M, “Auto-anticorpi nel diabete mellitus di tipo 1″, Z Arztl Fortbild (Jena), agosto 1994; 88(7-8):561-5
Allergie e reazioni anafilattiche a vaccini
  • “Reazioni allergiche a vaccini anti-tetano, difterica, influenza e poliomielite”, Annals of Allergy, Vol. 20, 1962
  • “Anafilassi dovuta a vaccinazioni”, Can Med Assoc J., vol 134, feb. 1986
  • Bernard JG, “Complicazioni alla vaccinazione e reazioni cutanee allergiche in individui giovani”, Rey Corps Sante Armees, feb. 1962; 3:35-46
  • Smith RE, “Reazioni allergiche ai materiali di immunizzazione in bambini ed approccio alla diagnosi”, Ann Allerg, dic. 1965; 23:600-603
  • Erdmann G, “Allergia alla vaccinazione”, Muenchen Med Wachr, 16 giugno 1961; 103:1217-1219 & 103:1256-1259
  • Kreinin LS, “Effetto allergizzante sugli organi respiratori della vaccinazione con aerosol e delle rivaccinazione contro tifoide e tetano”, Zh Mikrobiol, agosto 1968, 45:130-132
  • Fedotova AM, “La patogenesi di manifestazioni di allergie non specifiche durante le vaccinazioni”, Pediatria, gen. 1967; 46:56-60
  • D’Iakova RM, “Reazioni allergiche in bambini”, Pediat Akush Ginek, gen.- feb. 1966, 1:20-21
  • Isacson P, “Reazioni allergiche associate a vaccini virali”, Prog Med Virol, 1971, 13:239-270
  • Kantchourine, AK, “Ruolo di reazioni allergiche ritardate nella patogenesi delle complicazioni post-vaccinazione tifica”, Rev Franc Allerg,, gen.-marzo 1969, 9:19-24.
  • Bawa YS, Wahi PL, “Encefalomieliti allergiche derivanti da vaccinazioni: rapporto di 10 casi”, Indian J Med Sci, Apr 1961;15:290-297
  • Nazareth B, “Reazioni sistemiche allergiche ai vaccini giapponesi per l’encefalite”, Vaccine, maggio 1994, 12(7):666
  • Ehrengut W, “Allergia vaccinale, vaccinia sistemica e vaccinia ulcerosa”, Presse Med, 4 luglio 1964, 72:1957-1958
  • Koval’skala S, “Proprietà anafilattogene di vaccini aDT, PDT e aPDT”, Zh Mikrobiol, gen. 1969; 46:65-71
  • Egorova NB, “Reazioni anafilattiche e titoli di antigeni a seguito di vaccinazione anti-tetano”, Zh Mikrobiol, aprile 1968, 45:63-68
  • Ovens H, “Anafilassi dovuta a vaccinazioni nello studio medico”, Can Med Assoc J, 15 feb. 1986, 134(4):369-370
  • James LP, “Anafilassi sistemica fatale”, NEJM, 19 marzo 1964; 270:597-603
  • Proctor JW, “Reazione Anafilattoide a BCG intralesionale”, The Lancet, 15 luglio 1978, 2(8081):162
  • Kelleher PC, “Reazione anafilattoide dopo vaccinazione tifoide”, Am J Med, dic. 1990, 89(6):822-824
  • Leung AK, “Anafilassi al vaccino DPT”, J R Soc Med, feb. 1985; 78(2):175
Vaccini e demielinizzazione
  • “Sclerosi multipla e vaccinazioni”, British Medical Journal, aprile 1967
  • Nadler JP, “Sclerosi multipla e vaccinazione antiepatite B”, Clin Infect Dis, 1993; 17: 928-29
  • Herroelen L, “Demielinizzazione del sistema nervoso centrale a seguito di vaccinazione anti-epatite B”, The Lancet, 9 nov. 1991, 338(8776): 1174-1175
  • Paradiso G, “Neuropatia multifocale demielinizzante a seguito di vaccino anti-tetano”, Medicina (B Aires), 1990, 50(1):52-54
  • Kaplanski G, Retornaz F, Soubeyrand J, “Demielinizzazione del sistema nervoso centrale a seguito di vaccinazione anti-epatite B e HLA haplotype.” J Neurol Neurosurg Psychiatry, giugno 1995; 58(6):758-759
  • Matyszak MK, Perry VH, “Demielinizzazione del sistema nervoso centrale a seguito risposta di ipersensibilità ritardata nel tempo al bacillo Calmette-Guerin”, Neuroscience, feb. 1995; 64(4):967-977
  • Tornatore CS, Richert JR, “Demielinizzazione del CNS correlata con il vaccino anti-rabbica”, The Lancet, 2 giugno 1990; 335(8701): 1346-1347
  • Adams JM, “Neuromielite ottica: grave demielinizzazione a seguito di vaccinazione anti-varicella”, Rev Roum Neurol, 1973, 10:227-231
Vaccini, convulsione ed epilessia
  • Hirtz DG, Nelson KB, Ellenberg J H, “Epilessia a seguito di vaccinazioni infantili”, Pediatr 1983 Jan; 102(1):14-18
  • Cherry JD, Holtzman AE, Shields WD, Buch D, Nielsen, “Vaccinazione da prtosse e caratteristiche dei primi attacchi epilettici in neonati e bambini,”J Pediatr, giugno 1993; 122(6): 900-903
  • Coplan J, “Attacchi epilettici a seguito di vaccinazioni,” J Pediatr, sett. 1983;103(3):496
  • Barkin RM, Jabhour JT, Samuelson J S, “Vaccinazioni, epilessia e conseguenti valutazioni,” JAMA, luglio 1987; 258(2): 201
  • Griffin MR, “Rischio di attacchi epilettici a seguito di vaccino morbillo- parotite- rosolia”, Pediatrics, nov. 1991; 88(5): 881-885
  • Griffin MR, “Rischio di epilessia ed encefalopatia a seguito di vaccinazione con il vaccino difteria- tetano- pertosse”, JAMA, marzo 1990; 263(12): 1641-1645
  • Cizewska S, Sluzewski W, “Vaccinazioni e attività epilettica seguita con EEG”, Neurol Neurochir Pol., sett.- dic. 1981, 15 (5-6): 553-557
  • Huttenlocher PR, Hapke RJ, “Valutazione di epilessia intrattabile nell’infanzia”, Ann Neurol, nov. 1990; 28(5):699-705
  • Blumberg DA, “Gravi reazioni associate al vaccino difteria.- tetano- pertosse: dettagliato studio di bambini con epilessia, episodi ipotonici iporesponsivi , elevati febbri e pianto continuo”, Pediatrics, giugno 1993; 91(6): 1158-1165
  • Baraff LJ, “Neonati e bambini con convulsioni ed episodi ipotonici-iporesponsive a seguito di vaccinazione anti-difterica- tetano- pertosse”, Pediatrics, giugno 1988; 81(6):789-794
  • Jacobson V, “Relazione della vaccinazione anti-pertosse sulla comparsa dell’epilessia, convulsioni febbrili ed infezioni del sistema nervoso centrale: uno studio epidemiologico”, Tokai J Exp Clin Med 1988;13 Suppl: 137-142
  • Ballerini, Ricci B, “Complicazioni neurologiche delle vaccinazioni, con particolare riferimento alle sindromi epilettiche”, Riv Neurol, luglio-agosto 1973, 43:254-258
  • Wolf SM, Forsythe A, “Epilessia e ritardo mentale a seguito di attacchi febbrili nell’infanzia,” Acta Paediatr Scand, marzo 1989; 78(2):291-295
  • “Epilessia a seguito di vaccinazioni infantili”, J. of Pediatrics, Vol 102, n.1
Vaccini e danni neurologici
  • Nedar PR, Warren RJ, “Patologie neurologiche riportate a seguito di vaccinazioni per il morbillo”, Ped., 1968, 41:997-1001
  • Biron P, Montpetit, Infante-Rivard C, Lery L, “Miastenia grave a seguito di anestesia generale e antiepatite B”, Arch Intern. med 1988; 148: 2685
  • Landrigan PJ, Whitte J, “Patologia neurologica a seguito della vaccinazione del morbillo”, JAMA, 26 marzo 1973, v223(13):1459-1462
  • Turnbull HM, “Encefalomielite a seguito della vaccinazione”, Brit Jour Exper Path, 7:181, 1926
  • Kulenkampff M, “Complicazioni neurologiche del vaccino anti-pertosse”, Arch Dis Child, 1974, 49:46
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Le malattie che i vaccini dovrebbero prevenire, vengono anche indotte dai vaccini!
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Inefficacia dei vaccini
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Vaccini e disfunzioni renali
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Vaccini e patologie della pelle
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Manca qualche altro organo?
Cuore
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Polmoni
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Fegato
  • Lilic D, “Disfunzione al fegato e anticorpi al DNA dopo la vaccinazione anti-epatite B”, The Lancet, 5 nov. 1994, 344(8932):1292-1293
(L’antiepatite B è data per proteggere il fegato dalla malatita, giusto? Ebbene causa anche danni al fegato!)
Occhi
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  • Rennie AG, “Ocular Vaccinia”, The Lancet, 3 agosto 1974, 2:273-275
Altre voci
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  • Fried M, Conene D, Conzelmann M, Steinemann E, “Uveite a seguito di antiepatite B”, The Lancet, 1987; 2: 631-32
  • Wise RP, Kiminyok P, Salive ME, “Perdita di capelli dopo vaccianzioni di routine”, JAMA, 1997; 278: 1176-78
  • Stickl H, “Valutazione del danno vaccinale”, Med Welt, 14 ott. 1972, 23:1495-1497
  • Sterler HC, “Epidemie di ascessi da streptococco gruppo A a seguito di vaccinazioni DTP”, Pediatrics, feb. 1985, 75(2):299-303
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  • (Considerando che la tiroide controlla il nostro metabolismo basale sembrerebbe che i vaccini alterano, deprimendola, l’attività tiroidea).
  • “Reazioni avverse assocaiti con i vaccini infantili diversi da pertosse e rosolia”, JAMA, Vol 271, n.20
  • “Danni da vaccino”, The Lancet, gen. 1997, v.1
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  • “Dermatomiosite e vaccinazioni”, The Lancet, maggio 1978
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Fonti
http://www.vitanaturale.it/vaccini/reazioni_avverse_vaccini.php

http://www.losai.eu/non-vaccinate-i-vostri-figli-raccolta-di-200-studi-scientifici/

http://medbunker-la-verita.blogspot.it/2014/11/non-vaccinate-i-vostri-figli-raccolta.html?spref=bl

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